La sanità pubblica in Italia: quali Prospettive?

Nell’Aula Stefanini del Policlinico Umberto I, la Società Roma di Chirurgia ha acceso un confronto di alto profilo sulla sanità italiana

20260506 congresso sapienzaLa giornata, moderata da Gigi Marzullo, ha riunito voci centrali del mondo sanitario, accademico, istituzionale e civico. Sono intervenuti il prof. Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene all’Università Cattolica, il dott. Alessio Nardini, direttore generale del Ministero della Salute, il dott. Francesco Amato, direttore generale della ASL Roma 2, il dott. Daniele Piacentini, direttore generale della Fondazione Policlinico Gemelli, il prof. Domenico Alvaro, preside della facoltà di Medicina e Odontoiatria dell’Università La Sapienza, il dott. Guido Tirelli, consigliere nazionale ANAAO, e il dott. Elio Rosati, di Cittadinanzattiva.

Il convegno ha affrontato la fotografia attuale della sanità pubblica e privata in Italia, partendo da un excursus storico sulla nascita del Servizio Sanitario Nazionale. Da quel passaggio fondativo, che ha consegnato al Paese un modello universalistico, il dibattito si è allargato alle comparazioni con gli altri Stati europei, mostrando differenze, punti di forza e fragilità di un sistema chiamato oggi a rinnovare la propria capacità di risposta.

Al centro degli interventi sono emerse le criticità organizzative, la pressione sulle risorse umane in prima linea e il ruolo delle istituzioni centrali, economiche e sanitarie. Il tema non ha riguardato soltanto la disponibilità di fondi, ma la capacità di usarli dentro una visione coerente, capace di collegare ospedali, territorio, professionisti, cittadini e decisori pubblici.

La parola chiave condivisa nella giornata è stata responsabilità. Un passaggio culturale netto rispetto al solo concetto di sostenibilità, spesso evocato per misurare costi, limiti e compatibilità.

Responsabilità significa chiamare in causa ogni attore del sistema, dal singolo operatore sanitario alle strutture pubbliche e private, dalle università alle istituzioni, fino ai cittadini.

Nel suo intervento, il dott. Francesco Amato ha difeso con chiarezza il modello universalistico del Servizio Sanitario Nazionale. Per il direttore generale della ASL Roma 2, le riforme avviate con il DM 70 e il DM 77 rappresentano un passaggio decisivo per superare una sanità centrata esclusivamente sulla cura e costruire un modello fondato sulla presa in carico del paziente cronico.

Il Direttore ha indicato nell’innovazione organizzativa il vero banco di prova della trasformazione. La tecnologia resta una leva importante, ma da sola non basta a modificare i percorsi se non cambia il modo in cui il sistema intercetta, accompagna e segue il paziente. La sfida riguarda la capacità di rendere il territorio un luogo realmente attivo, integrato e riconoscibile.

La preoccupazione principale, ha sottolineato, non riguarda soltanto le risorse per le assunzioni. Il rischio più rilevante è che le nuove strutture territoriali non adottino il nuovo paradigma. Case della comunità, centrali operative e servizi di prossimità possono diventare strumenti decisivi solo se abitati da procedure, competenze e relazioni coerenti con la presa in carico.

Da una sperimentazione in corso nella ASL Roma 2 emerge un dato significativo. La criticità maggiore riguarda la mancata consapevolezza del paziente di essere seguito dal sistema. Quando il cittadino non percepisce questa continuità, continua a rivolgersi impropriamente al CUP e al pronto soccorso, alimentando accessi evitabili e sovraccarichi ormai strutturali.

Il successo della riforma, ha concluso Amato, si misurerà proprio sulla riduzione di questi accessi. È lì che la responsabilità diventa risultato concreto, perché un sistema funziona davvero quando il paziente trova risposte prima dell’emergenza, dentro una rete capace di riconoscerlo, orientarlo e accompagnarlo.